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Full text of "Rienzi, l'ultimo dei tribuni : grande opera tragica in 5 atti"

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RIENZIO 


Gr ande Huera tragica in 5 atti 


MILANO 


|’ Stabilimento Musicale Ditta 1F. LUCCA. 


PNL 





41797 








Puo ETMtOo DEI FTRIDGONI 
Grande Opera Tragica in 5 Atti 


POESIA E MUSICA 


RICCARDO WAGNER 


Traduzione italiana dal testo originale tedesco 


ARRIGO BOITO 
Al Featro Dal Verme 


Stagione d'Autunno 1884. 





MILANO 
STABILIMENTO MUSICALE F. LUCCA 
1-82 








DIRITTI DI TRADUZIONE, RISTAMPA 
E RIPRODUZIONE RISERVATA. 





MUSIC LIBRARY 
UNC--CHAPEL HILL 


PRRSOnAG 


4333-00 





Cola Rienzi, notaio papale Sig” FERNANDO AUGUSTO 
Irene, sua sorella . . . Sig* BoroNAT ELENA 


Stefano Colonna, capo della 
famiglia Colonna « + Sig. ABRAMOFF ABRAMO 


Adriano, suo figlio . + Sig.* FALCONIS VITTORIA 
Paolo Orsini . . . . . Sig.” ARGENTI GUSTAVO 
Raimondo, legato papale . Sig” MoLa Fausto 
Baroncelli Î cittadini Sig." Gori FERRUCCIO 
Cecco Del Vecchio | romani Sig” Mazza SEVERINO 


Un messo di pace . . +. Sig* VarIGLIA MARIA 


Un Araldo. PRMRBIORI CSS 4 © GEIE FAIR NERI: 


Ambasciatori lombardi, napoletani, bavaresi, 
boemi, ecc. - Nobili romani - Borghesi d’ambo i sessi 
Messi di pace - Preti e Monache di tutti gli ordini 
Trabanti - Soldati 


L'azione è in Roma. L'epoca è verso la metà del XIV secolo. 


NB. Il virgolato si ommette. . 


ì 7 
® 


Veg rasi 





AE ROVERE O 


Paso 


Una via, nel fondo la chiesa del Laterano, 
a destra la casa di Rienzi. E notte. 


Orsini e parecchi Nobili entrano in scena. 


Ors. Qui è la casa, là il verone, 
Su! scaliamo il muro ostil. 
(Due Nobili appoggiano una scala alla casa di Rienzi, e vi 
penetrano passando dalla finestra aperta) 


Dalla tana del leone 
Rapirem quella gentil. 


(7 Nobili trascinano Irene fuori della casa) 


IRE. Cielo! aiuto! tradimento! 

I Nositt Oh! il bizzarro rapimento 
Dalla casa d’ un plebeo! 

IRE. Ignominia! oltraggio reo! 

I NoBILt Perchè mai così rubélla? 
Fra patrizi or qui tu se’. 


ORS. Vien, fantastica donzella, 
Pria d’ognun ravvisa me. 

IRE. Dio! pietà! 

Ors. La celia è bella, 


Pur da qui moviamo il piè. 
(Orsini ed i suoi stanno per fuggire con Irene, quando s'af- 
faccia loro incontro Colonna con altri Nobili) 


CoL. Ferma, Orsini! - A me i Colonna! 
ORS. Vil Colonna! - A me gli Orsini! 
(a Colonna) Masnadier! 

CoL. (ad Orsini) Ladron di donna! 


(Orsini e Colonna lottano, Entra Adriano con alcuni seguaci) 


i 
ADR. Qual fragor! Vili assassini! 
(agli Orsini, poi s'immischia nella lotta) 
Ciel! che veggio! Irene mia! 
Tosto libera ella sia! 
(si fa strada verso Irene e la libera) 
CoL. (ad Adriano) 
L’ hai salvata! tua sarà. 
ADR. Ora il sangue scorrerà. 
Ors. Paladin fiero tu sei, 
Ma ancor mia sarà costei, 
(tenta riprendere Irene ad Adriano, ma questi la difende) 
CoL. A battaglia, empia coorte! 


(si rinnuova la lotta; un gran numero di popolani s' intro- 
mette fra è combattenti) 


Pororo Pace! pace! 
Ors., Cor., NoBiLi ‘© Morte! morte! 
(Il popolo dà di piglio aì bastoni, aste, sassi e spranghe e 
tenta colla violenza di separare i Nobili. Intanto entra 
Raimondo con numeroso seguito) 


RAI. Pace. Fine all’ atra sfida, 
Il Legato ora qui sta. 
OL. Chi è quell’uom che pace grida? 
Sgombra il campo e via di qua. 
RAI. Quale offesa ! 
PoPoLo Quale offesa ! 


Ors. (con piglio ironico al legato papale) 
Gorri a vespro! 


Rar. Tracotante! 
AI Legato della Chiesa! 
CoL. Via di qua, prete arrogante ! 


I NoBiLt Presto a noi! le spade in alto 
” E corriamo a un nuovo assalto. 


(Pugna generale. I Nobili si scagliano contro Raimondo. En- 
trano Îienzi, Baroncelli, ecc., ecc.) 


RIE. Sia pace! ov’ è 1’ illesa 
(al popolo) Vostra giurata fè? 
Il culto della Chiesa 
(ai Nobili) Da voi protetto ov? è? 


(Lo sguardo di Rienzi cade sulla scala che sta ancora sotto 
alla finestra. Irene è volata al petto di Rienzi. Egli indo- 
vina tutto ciò che è accaduto; con veemente eccitamento si 
rivolge ai Nobili) 


Rie. Belle prodezze invero, o baldi eroi! 
Scannar pe’ trivi i poveri fratelli ! 
Vituperare le sorelle nostre! 

E qual delitto ancor non fu commesso? 


Jantica Roma del mondo regina 
Ora è covil di ladri, è lupanare 
La Chiesa, e già la santa arca di Pietro 
Emigra ad-Avignon. Più non rivolge 
Il pellegrin PPorma devota a Roma, 
Gittà di manigoldi e d’idre nido. 
O fieri lupi dell’eroica terra, 
Fin ciò che al mite poverel rimane 
Rapite voi coll’ ugna vostra rea. 
All’uom la sferza, l’ obbrobrio alla donna 
Scagliate! or su! raddirizzate il senno! 
L’ombre degli avi gridanvi dal Tempio: 
»Dov’ è l'antica e libera cittade 
»Che dominava il mondo, i cui figliuoli 
»Re dei re si nomavano superbi ? » 
Sventura! ahimè! non vi son più Romani. 


PopoLo Viva Rienzo! a Rienzo gloria ! 


NOBILI O demente oscena boria! 
ORS. Vo’ la lingua a lui strappar! 


Cor. (frenando la furia dei Nobili, con ironia) 


Lo lasciate vaneggiar. 


8 
ORs. (@ Rie.) Vil plebeo! 
CoL. (idem, ironicamente) Messer notaro, 
Se un po’ d’or non v'è discaro 
Vo’ il sermone a voi pagar. 
%OL., ORS. e NOBILI 
Ser notaro, gli avi tuoi 
Furon Cesari ed eroi? 
Fate omaggio al bel messere! 
Date plauso al Cavaliere! 
RIE. (a? popolo furente) 
Fermi! amici! non è ancor 
Giunta lora del furor. 
PoPoLo Ti deridon; gli odi tu? 
Rienzi, un cenno e non son più! 
Rie. (frenando il popolo) 


Fermi! olà! nessun s’ avventi ! 
ORs. (2isu0ì) Ripigliam la lizza ardenti ! 

S'alzi il brando e la bandiera! 
CoL. (idem) Petto a petto! schiera a schiera! 


ORs. Presto ! all’armi cittadini ! 

Co. Qual torpor così v’ assonna? 
Su! a pugnar, pronti latini ! 

ORS. Per Orsini! 

Col. Per Colonna! 


I SEGUACI DI COLONNA 
Per Colonna! 
I SEGUACI DI ORSINI Per. Orsini ! 


(Gli Orsinatti e i Colonnesi con grande tumulto escono dalta 
scena squainando la spada) 


RIE. (dopo esser stato immerso in profonda riflessione) 


Viva Roma! ecco! agli spaldi 
Corron già, le sacre porte 
Chiuderem su quei ribaldi. 
RAI. Rienzi, è in te la nostra sorte. 
BAR. Rienzi, e quando scoccherà 
L’ ora della libertà? 


CECCO Quando, o Rienzo, il santo albor 
Della pace e ‘dell’ onor? 
POPOLO Fida in noi, nella virtù, 
Rienzo, e liberaci tu. 
RIE. (4 Raé.) Cardinal, poss’ io sperar 
Sull’ ajuto dell’ altar? 
RAI. Pur che il fin sia giusto e pio 
Sarai giusto in faccia a Dio. 
Rie. Sta ben, così pur sia. - Giacchè i tiranni 
Escir dalla città, cogliam l’istante. 
Amici miei, nei vostri casolari 
Tornate queti a orar per la vittoria. 


Ma del bronzo al primo tuon 

Noi farem l’ infamia doma, 
Della tromba al primo suon 
S’ alzerà redenta Roma. 
Contro i despoti inumani, 
Su! mostriam d’ esser Romani! 
Ed il patrio antico suol 
Sorgerà libero al sol. 

RAI. L’alta impresa e il santo ardir 
Voglia il cielo benedir. 

PopoLo Noi giuriam pei nostri morti 
D’ esser fidi e d’ esser forti. 
Noi vogliamo che il patrio suol 
Sia redento al nuovo sol. 


(Il Popolo si disperde per vie diverse. Rimangono Rienzi, 
Adriano ed Irene) 
Rik. (ad Irene con affetto) 
Di’, sorella, gli inumani 
Qual t’ han fatto vitupéro? 
IRE. Salva io son. Dalle lor mani 
Mi salvò quel cavaliero. 


RIE. (osservando Adriano, il quale tutto muto e raccolto si 
tiene in disparte) 


Che? Adriano? un dei Colonna v 
Rienzi 


ro 


10 
ADR. 


RIE. 


ADR. 


RIE. 


ADR. 


Sì, col sangue e colla vita! 

Rienzi; e non ravvisi più 

L’ uom che vil chiamasti tu? 

Va! che indugi? è già partita 

La tua gente alla battaglia. 

La parola io sento assai 

Che il tuo labbro or mì scaglia, 

Ma il mio cuor tanto mi vaglia 

Ch’ io non possa odiarti mai. 

Pur tant’ ira, di’, perchè 

Nutri, o Rienzo contro me? 
M° odi. Io vo’ colla mia mano 

Estirpar tua schiatta ria. 

Il plebeo vo? far sovrano, 

Vo’ salvar la patria mia. 

Truci accenti! ecco fra noi 

S’ apre un baratro di sangue. 

Sor la legge in Roma langue 

Farò salvo i dritti suoi. © 

Tu, al tuo voto maledetto 

Corri e il fiero tuo furor, 

Vien, disbrama nel mio petto 

Col mio sangue e sul mio cuor. 


Rie. Parli di sangue! a me rammenti il sangue! 


ADR. 
RIE. 


Scorrer lo vidi e invendicato è ancora. 

Chi fu colui che il mio fratel svenava. 
Mentr’ei coglieva per la mesta Irene 

Del Tebro sulle sponde agresti fiori? 

Chi fu colui che in furioso assalto 

Lo spense? e per tal morte domandai 
Vendetta invano un dì! - Chi fu colui ? 
Sventura! ahimè! sventura! ei fu un Colonna! 
Un Golonna! ed il mite giovinetto 

Contro il fiero signor di che fu reo? 
Sangue, Adrian, dicesti ? ebben la mano 
Tuffai nel sangue del fratello ucciso, 
Mentre sgorgava ancor fumante e rosso. 
Poscia giurai: - Sventura ‘all’uom che spense 
Quella vita gentil! - 


Ji 
ADR. Deh! Rienzi, cessa! 
Che far poss’ io per cancellar quel sangue ? 
Rie. Pugnar per Roma e ritornar romano. 
Anr. Romano sì! con te s’unisce Adriano. 


(con rapido eccitamento) 


L’ idea del patrio suolo 
Mi si ridesta in cor. 
Di Roma io son figliuolo, 
Del brando e dell’ onor. 
(a Irene) Un dì tra i fior dell’ara 
Ti guiderò fedel. 
Cantan la mia fanfara 
L’amor, la gloria, il ciel. 
IRE. L’ idea del patrio suolo 
Ti si ridesta in cor. 
Di Roma sei figliuolo, 
Del brando e dell’ onor. 
Un dì tra i fior dell’ ara 
Mi guiderai fedel. 
Cantan la tua fanfara 
L’amor, la gloria, il ciel. 
IE. L’ idea del patrio suolo 
Ti si ridesta in cor. 
Di Roma egli è figliuolo 
Del brando e dell’ onor. 
Sia tratta a morte amara 
La tirannia crudel, 
Torni a risplender chiara 
La nostra storia in ciel. 
vL' ora suonò dell’ alto ufficio mio, 
»A te Adrian, la mia sorella affido: 
»Tu l hai salvata già dal disonore, 
vAncor la salva tu! Ciò fia suggello, 
»Ch° io già ti credo prode, giusto e forte... 
»Ci rivedremo! la grand’ opra avanza. 


(esce dat fondo) 


12 


ADR. Soli siamo in faccia a Dio. 


Irk. 


ADR. 


Irk. 


Apr. 


IRE. 
ADR. 


Apr., IRE. 


Di’, t’affidi all’onor mio?... 
Una casta ed umil donna 
Vita e cor depone in te. 
Ma non sai ch’ io son Colonna? 
Credi ancor nella mia fè? 
Nè mi fuggi inorridita? 
Perchè il duol rammenti a me? 
Difendesti la mia vita, 
Ed il livor di tutti i rei. 
Già { insegue, o pio guerriero, 
Che salvasti i giorni miei. 
Conturbato è il mio pensiero. 
Già su noi, su Roma fiero 
Rienzi sta nel suo furor, 
Oh! spettacolo d’ orror! 
Già lo vedo abbandonato 
Dalla plebe e trucidato, 
E tu Irene che farai? 
Giorni mesti tu vivrai. 
Io ti giuro eterna fè, 
La mia vita io sacro a. te. 
Sei di duol profeta! 
In core 
Sento un moto di terrore. 
Sia per nozze o sia per morte 
Io divido la tua sorte! 
Un mondo di dolori 
Tu puoi rasserenar 
Coi vividi fulgori 
Ch’ io vedo in te Drillar. 
Il raggio del tuo viso 
Fiorente di beltà. 
Sarà il mio paradiso 
La patria mia sarà. 


(Essi runangono assorti in muto abbracciamento. Da lontano sode 
fo squillo prolungato d’una tromba che sì ripete più vicino 
dopo qualche silenzio. Irene si svincola dalle braccia d’Adriano) 


13 
IRE. Qual cupo suon? 
ADR. Tremendo egli rimbomba! 
Non è dei Colonnesi la fanfara! 


(st ritirano in disparte) 


Un Trombettiere entra in scena e fa echeggiare un lungo squillo. 
Da tutte le parti il Popolo irrompe gioiosamente. 


Coro DI PoPoLo 


Salve! Salve, o santo albor, 
Della patria rendentor! 


(Spunta l'aurora. Il Laterano splende irradiato dai caldi raggi 
del mattino. S'ode l'organo. Il popolo commosso si prostra; 
tutta la piazza è gremita di gente inginocchiata. Dall’ in- 
terno del Laterano, le di cui porte sono ancora chiuse, 
echeggia il sequente cantico:) 


Canto nel Laterano 


Su! dormienti? udite omai 
L’alto annunzio proclamar. 
Roma sorge e in vivi rai 
L’astro suo torna a brillar.. 
Ecco! il riso dell’albore 
Vince l’ ombra, il sonno, il duol. 
Ecco il regno dell’ amore 
Spunta già sul nostro suol. 


(Le porte del Laterano si schiudono violentemente. La chiesa 
è piena di preti e di monache di tutti gli ordini. Rienzi 
comparisce in completa armatura, tiene il capo scoperto. 
A lato gli stanno Raimondo e 1 primi del popolo, Il popolo 
s'alza e saluta Rienzi con immenso entusiasmo) 


PoPOLO Gloria a Rienzi! a Rienzi onor! 
Viva il nostro salvator! 
Rie., PoPoLo 
Sorgi, o Roma, grande e pia, 
Il tuo suol libero sia! 


14 

Rie. Libertà sia legge a noi, 
Sieno sacri i dritti suoi. 
L’uom ribelle e l’uom crudel 
Maledetti sien dal ciel. 
Nel santuario divin 
Torni il mite pellegrin. 
Questa legge e questa fè 
Tutti voi giurate a me. 

PopPoLo Guerrier della virtù, 
Noi giuriam, ne ascolta tu. 
Per l'onore dei plebei 
Noi giuriamo d’ inseguir 
Tutti i pravi, tutti i rei 
Fino all’ ultimo respir. 
Dannazion giuriamo noi 
A chi Roma offenderà. 
Come ai dì de’ nostri eroi 
Grande sia la libertà. 


Fine dell Atto Primo. 


AN OgRSEGCONDEO 


dar £ cn E hesi 


Gran sala nel Campidoglio. Nel fondo un qran portale aperto 
al quale mette capo un’ampia scalea. Attraverso il portale si 
vedono spiccare sull’orizzomie i più elevati punti della città. 


Odesi dal di fuori il canto dei Messi di pace i quali en- 
trano in iscena sul finire del canto, questi Messi di pace sono 
giovanetti Nobili romani vestiti all’antica, con vesti ornate d’oro, 
portano in testa ghirlande e in mano un bordone d’argento. 


CANTO DEI MESSI DI PACE 


Cantiamo i dolci canti 

Di pace e libertà. 

Dai fondamenti santi 

Esulti la città. 

Nell’ombre più profonde 

Brilli sereno il sol, 

E sulle placid’ onde 

Spieghin le navi il vol. 

Non v’ è più duol ne guerra, 

La pace è sulla terra. 
Su! giubilate, 
Monti e vallate! 


(Entra Rienzi; egli è vestito da Tribuno con abiti pomposi 
e fantastici. Lo seguono i Senatori, fra i quali stanno 
Baroncelli e Cecco) 


Rie. (al Messo di pace) 
O di pace messaggier, 

Messaggier di redenzione, 

Va a cantar benedizione 

Per le case e pei sentier. 


16 
UN MESSO DI PACE 

Io mi diedi a ramingare 
Lungo il monte e lungo il mare, 
Ogni colle, ogni sentiero 
Valicai con piè leggero. 
Ogni terra udiva il suon 
Di mia placida canzon; 
Vidi errar lieti i pastori 
Fra le selve in mezzo ai fîorì 
E crollar sotto il martello 
L’erta cresta del castello. 


(Rienzi commosso dalla gioîa cade sulle ginocchia) 


Rue. Pel tuo braccio e non pel mio, 
Tal prodigio avvenne, o Dio! 
I SENATORI Grazia a te rendiamo noi, 
O il più grande degli eroi ! 
RIE. Voi di gioia ambasciatori 
Ricantate in mille corì 
Della Pace la canzon. 


I MESSI DI PACE 
Cantiamo i dolci canti 
Di pace e libertà. 
Dai fondamenti santi 
Esulti la città. 
Nell’ombre più profonde 
Brillî sereno il sol, 
E sulle placid’ onde 
Sphieghin le navi il vol, 
Non v'è più duol ne guerra, 
La pace è sulla terra. 
Su! giubilate, 
Montì e vallate! 


(I messi di pace si allontanano cantando ed escono dal por- 
tale. IL loro canto echeggia in lontananza. Rienzi rimane 
in atteggiamento di preghiera. I Senatori lo guardano pienò 
di commozione. Colonna, Orsini ed i Nobili entrano e sa- 
lutano Rienzi fieramente sommessi) 


CoL. 
RIE. 


CoL. 


RIE. 


Rienzi, salute e pace! 

Pace! la gloria sua già compie Roma 
Poi che i potenti suoi nemici stanno 
Curvati al suolo fedeltà giurando. 
Rienzo; nel tuo fulgore 

Meravigliato io ti contemplo ancora. 
Dio vuol.così! - La tua forza rispetto. 
La legge sola rispettar tu devi 

E non la forza mia. Ci rivedremo 

A festa in queste sale. 


(Saluta i Nobili con amichevole famigliarità è s’ allontana 


ORS. 


CoL. 


ORS. 


CoL. 


co’ Senatori) 


Colonna; udisti le parole sue? 

Tal’ onta noi pazientar dobbiamo? 

Fremo di rabbia. Tracotante! eppure 

Al desco mio per burla il tenni un giorno. 

Che far dobbiam? Siam vinti, o dannazione! 

Codesta plebe un dì da’ nostri piedi 

Schiacciata, oh! come a un tratto si cangiò! 

Vedi? essa accorre in armi! 

Alza la fronte! 

Più non teme il plebeo! | i 
La plebe? O folle! 

È Rienzi, è lui che al suo splendor l’attrae. 

Sia tolto Rienzi, essa ritorna vile. 


(i Nobili si stringono dattorno a Colonna ed Orsini) 


Ors. (segretamente) 


CoL. 


ORS. 


Corr 


Rienzi 


È su Rienzi, su lui solo 
Che il pugnal ferir dovrà. 
Della plebe egli è figliuolo, 
China a lui la plebe sta. 
Ma a tentar l’opra fatale 
Noi siam pochi e fiacchi ancor. 
Ciò che monta? in queste sale 
S'alzi un braccio feritor.. 
Qui è la festa e la vendetta! 


pie] 


18 
ORs. 


Con. 


Parli il ver! a me s’aspetta 
Trarre il ferro, ad altri no. 

Qui nell’ orgia maledetta 

Il pugnal sguainerò. 

Qattrocento armati eroi, 

Che il Tribuno discacciò, 
Questa notte io guiderò. 

Roma, o amici, è ancora a noi! 


NOBILI (aggirandosi con tumulto) 


Sia! 


ADR. (il quale sarà entrato non visto e si sarà messo nel crocchio) 


ORS. 
Cor. 


ADR. 
CoL. 


ADR. 


Malvagi mostri! o ciel! 
Quale è in voi trama crudel ? 


(spaventato) 


Siam traditi! o mio furore! 


(osservando Adriano con fiero cipiglio) 


Adriano! chi sei tu? 

Sei mio figlio o un traditore? 
Figlio son d’ un cavaliero 
Che onorava la virtù, 

Che de’ rei nemico fiero 

E ad Orsin rivale fu. 

O garzon ribaldo e fello! 


(con ironia) 


Chi t’ apprese un tal sermone? 
Chi vèr me ti fè rubello? 

Chi ti spinse a perdizione ? 

Il furor, padre, t’ accieca! 

Taci, ad opra si bieca 

Rienzo fu che ti spronò! 

Or per lui morte suonò. 

Ciel! che sento! o mio terrore! 
Voi tramate un’ altra idea! 
Nuova infamia, nuovo orrore 
Coprirà di disonore 

Vostra fama al mondo rea! 


19 

ORs. Rinnegato! e tu, o vegliardo, 

Non punisci quel codardo! 
GoL. (volgendosi duramente ad Adrianò) 

Odi. Qui nell’ empia festa 

Il Tribun s’ ucciderà. 

Ne tradisci! corrì! va! 

Porta a Rienzi la mia testa 
ADR. Quale orrore! o Dio pietà! 

Odi il grido ed il sospiro 

Del tuo sangue e dell’ onor. 

Ti commova il mio martiro, 

Il mio pianto, il mio terror! 
CoL., Ors. e % NOBILI 

Sia fissato il suo destino, 

Dobbiam I’ onta vendicar. 

Qui nell’orrido festino 

Deve l’anima esalar. 


(Colonna respinge con violenza Adriano, poi con Orsini e coi 
Nobili si allontana) 


ApR. (dopo qualche istante di silenzio) 
Son traditore! ma il fratel d’ Irene 
Rienzi, viva! (esce) 


(Entrano dal portale i corteggi festanti della borghesia romana 
e dei nobili) 


CORO O cantici festosi ! 
Inni di libertà ! 
Tuonate gloriosi 
Sull’ ilare città! 
(Rienzi entra con Irene ed è Senatori. I Littori lo seguono; 
generali acclamazioni) 
RIE. Pace a te: popol Latino, 
Sul tuo capo il ciel s° apri ! 
Splenda il sol sul tuo destino! 
Fino ai più remoti di! 


20) 
Coro Pace a noi doni il destino 
Fino ai più remoti dì! 
BARONCELLI (col dastone da pretore) 


A te offrendo eccelsi onori 
Movon quì gli ambasciatori 


(Da Baroncelli vengono introdotti gli ambasciatori Lombardi 
Napoletani, Boemi, Bavaresi ed Ungari con fastoso seguito 
di Araldi.) 


Rie. (agli ambasciatori con forza crescente) 


Roma a voi tributa amor: 
Sperda il ciel l invidia ria 
E redenta e franca sia 
Tutta, un dì, l’Italia mia. 
Dio feconda, innalza, eterna 
Questa pia pace fraterna! 


JORO GENERALE (con entusiasmo) 


Dio feconda, innalza, eterna 
Questa pia pace fraterna! 


Rie. (902 Araldo) 
Su! la festa a noi ci dj! 


Araldo s'avanza e fa cenno di preparare Vazione mimica) 


ADR. (sé spinge verso Rienzi) 
Pel tuo capo in guardia sta, 


RIE. Qual mister ? 

ADR, Ti guarda attento. 
RIE. Mi minaccia un tradimento? 
ADR. È un presagio. 

RIE. Non temer 


Rienzi ancor non dèe cader. 


(Rienzi parla segretamente a Baroncelli il quale esce) 


21 
Eallo e Pantomima. 


Evoluzioni militari eseguite da cavalieri in costume d’antichi romani. 
Gli antichi romani compongono coi loro scudi avvicinati o sovrapposti, 
la figura d’una testuggine, sovra la quale vengono innalzati i prin— 
cipali eroi di Roma con Bruto a capo. Lotta di gladiatori fra i cava— 
lieri, poscia i cavalieri vincitori lottano cogli eroi che stanno sulla 
testuggine. La vittoria è decisa, i cavalieri soggiacciono. Comparisce 
la Dea della pace la seguono molte vergini vestite parte all’antica 
romana, parte sullo stile del medioevo. La Pace riconcilia gli eroi 
antichi coi moderni cavalieri. A un cenno della Dea le vergini antichi 
mutano i loro adornamenti colle vergini del medioevo. Segue una danza 
nella quale s’intrecciano coppie antiche e moderne, classiche e roman— 
tiche. La Dea della Pace si trasforma nella Dea protettrice di Roma. 
Le bandiere della nuova Roma azzurre e bianche costellate d’argento 
sono inalberate. La Dea è salutata dagli astanti. Orsini durante il 
fine della Pantomima si sarà sempre avvicinato a Rienzi, ora vibra 
un colpo di pugnale al petto del Tribuno. Adriano che avrà osservato 
assiduamente le mosse di Orsini si avventa per impedire il colpo ma 
troppo tardi. I Trabanti di Rienzi ingombrano la sala e circondano i 


Nobili. 
Coro DI PoPoLo 
Rienzi! Rienzi! all’ assassino! 


Ki. (dl quale non è caduto dopo il colpo d’Orsini si volge 
ai Nobili) 
Qual stupor! ecco il divino 
Fatto, o vili, io svelerò. 
(Scopre la veste e mostra un corsaletto di ferro che tiene sul 
petto) 
Contro il braccio di Caino 
Ciò mi salva. Quel pugnale 
Sul mio cor ferir non può: 
Ma per Roma egli è fatale. 
Nel fulgor di queste sale, 
Ove a Roma s’ inneggiò, 
Per vibrar colpo mortale 
Contro me una man s’armò! 
Cessi il riso e la letizia. 
La tua spada a me, 0 Giustizia! 
(IL popolo si allontana in cupo silenzio. I Nobili guardati 
dai Trabanti, Baroncelli, Cecco ed è Littori rimangono nel 
fondo della scena) 


ro 
ro 


fel 
po ©, 
lei 
ts 


BAR. 


O signori, il fier delitto 

Fu commesso innanzi a voi. 
V° ha di più. Colonna e i suoi 
Assaltar gli spaldi e poi 
Minacciar fiero conflitto 

Al protetto Campidoglio. 


Rie. (ai Nobili) 


JOLe 


RIE. 


CECCO 
RIE. 


Nessun nega? olà !? 

Nessuno. 
Su! ne uccidi ad uno ad uno. 
L’ora tua sta per scoccar. 
Vil profeta di sventure. 
Or la legge ha da parlar. 
E la legge dice: - Morte! 
Conduceteli alla scure. 


(I Nobili vengono condotti daì Senatori, dai Trabanti e dar 
Littori nel fondo della sala, sul loro capo cala una drap- 
peria rossa che li toglie alla vista di Rienzi) 


O fratello, la tua sorte 
Move Roma a vendicar. 


(Adriano ed Irene si precipitano in scena anelanti) 


ADR. 
(a Rienzi) 
IRE. 
RIE. 
ADR. 


RIE. 


ADR. 


RIE. 


Grazie al ciel! - Solo ei qui sta! 
A me rendi il genitore. 

Rendi il padre al suo figliuolo! 
Scritto è il suo destin: Morrà! 
Ah! giammai! mi struggo in duolo! 
Fui del padre traditore; 

Deh! non farmi anche assassin. 
Morrà! Scitto è il suo destin! 
Vano è il pianto e il supplicar. 
Fin le grida di natura 

Vuoi, superbo, soffocar ? 

Sia su te maledizione! 

E per l’orrida congiura 

Tanta senti pietà? 

Sì; Colonna morirà! 


ADR. 


RIE. 


ADR. 


IRE. 


PoPoLo 
RIE. 


ADR. € 


RIE. 


Empio! l'odio ti divora! 
Vendicar vo’ il padre mio 

“ol tuo sangue, il giuro o Dio! 
L’ assassin Colonna muora! 


(Dal fondo s° ode il funebre canto dei monaci) 


CANTO DEI MONACI 
Misereat Dominum 
Vestrorum peccatorum! 

Cielo! quel tremendo suono 

M’ empie tutto di terror! 
Pensa a Dio! torna al perdono. 
Salva il vecchio genitor. 
(Dal fondo s'ode il grido del popolo) 
Morte: morte al traditor! 
Sì! quel grido in ciel è scritto, 
La pietà saria delitto. 

IRE. (gettandosi ai piedi di Rienzi) 
Ti preghiam prostrati al suolo; 
Deh! ti scuoti al nostro duolo. 
Genti, udite i detti miei! 


(A un cenno di Rienzi si alza la cortina rossa ed appajono 
î Nobili oranti fra ie angoscie della morte, ciascuno d’'essi 
ha un frate vicino. Essi vengono condotti da un lato dello 
sfondo, tutto il resto della scena viene occupato dal popolo 


al 


quale penetra a forza nella sala attraverso il portale 


custodito dai Trabanti) 


PoPOLO 
RIE. 


PoPOLO 
RIE. 


CECCO 
PoPoLO 


Morte ai vili! morte ai rei! 
Genti, orrenda trama ordita 
Venne contro la mia vita. 
Morte! morte! 
O cittadini, 

Revocate la lor sorte. 
Tu vaneggi ! 

Morte! morte! 
La mannaja! 


21 
XE. 


BAR. 
RIE. 


PoPOLO 


RIE. 


Ebben, se devo 
Supplicar per gli assassini, 
Supplicando ergo le mani. 
Grazia a lor! tal prego io levo! 
Che? demente egli è! 

Romani ! 

Vi francai dal giogo, ed uno, 
Un sol chiedo favore, 
Grazia a lor prega il Tribuno. 
Rienzi, il nostro salvatore 
Volean spento gli inumani. 
Sulla croce dell’ altare 
Giurin fede e sull’ onor. 
Non potran tradire ancor. 


(ai Nobili) Su! volete voi giurar? 


NOBILI (cow gesti di avvilimento) 


CECCO 
RIE. 


Sì! giuriamo. 
O mio stupor! 


Uno spirto ardente e pio 


Loro pénetri nel seno, 
Questo giuro offerto a Dio 
Sia per essi e pena e freno. 
Ma se ancor per ria demenza 
Violeran la fedeltà, 

Più non sperino clemenza, 
Più non sperino pietà. 


ADR. e IRE. 


Come appar nel suo fulgore 


Fra le sciolte nubi il sol, 
Nella piena del mio cuore 
Vien la gioia e fugge il duol. 


Cor., Ors. e 7 NOBILI 


L’empia grazia e il vil perdono 


Ci colpì d’onta mortal: 
Ma ci dà la vita in dono 


x 


Ma il suo dono è a lui fatal. 


BARONCELLI e Coro 


Tanto insana quanto pia 
E di Rienzi la pietà. 
Quella schiatta astuta e ria 
Nuova trama ordisce già. 
PoproLo Stanno i rei nella tua mano, 
Tu decidi il lor destin; 
Tu se’ l’ arbitro sovrano, 
Tu se’ il giudice divin. 


L) 


RIE. O patrizi, il popol mio 
Vi perdona, e Rienzi, e Dio! 
Apr., IRE. Sublime guiderdon, 


Rienzi, a te sarà, 
La gioia del perdon 
Ch’ è premio alla pietà. 
A secolo immortale, 
Com? inno trionfale, 
Della tua gloria il suon 
Possente echeggierà. 
I NOBILI D’obbrobrio e di rossor 
La fronte si coprì. 
Torni, deh! torni ancor 
Della vendetta il dì. 
Bar., Cecco Di nuovo sangue e duol 
Roma si dee coprir, 
Finchè respira un sol 
Fra quei che ci tradîr. 
PoPoLo Sublime guiderdon, 
Rienzi, a te sarà, 
La gioia del perdon 
Ch’ è premio alla pietà. 
A secolo immortale, 
Com? inno trionfale, 
Della tua gloria il suon 
Possente echeggierà. 


Fine dell'Atto Seolo. 


AT. Os EReZE0 


PETITE 


Una gran piazza în Roma. — Qua e là sul suolo vi sono 
delle colonne rovesciate e dei capitelli spezzati. 


Prima ancora che s'alzi la tela, si odono i rintocchi della cam- 
pana e martello. Masse di popolo tumultuanti entrano in scena. 


Coro Genti, udiste il fatto rio? 
Per pietà ci salvi Iddio! 
Il patrizio inumano 
Vuol versar sangue romano. 
Rienzi! Rienzi! dove sei? 
BAR. (entrando) 
O fratelli! orrendo fato! 
Ogni gioia omai dispar! 
Coro Rienzi ov’ è? 
BAR. Quel forsennato 
Perdonò la vita ai rei, 
Che doveansi trucidar. 
Oh! di Rienzi la pietà 
Molto sangue costerà. 
Goro Rienzi! Rienzi ove sparì? 
CECCO (entrando) 
Ei fra breve sarà qui. 
Già i patrizi alzan le spade, 
- Dan l'assalto alla città. 
Del Tribuno la pietade 
Molto sangue costerà. 


Coro A noi Rienzi! Rienzi a noi! 


RIE. (entrando) 


All’ appello dell’ onor 
Tosto accorro, pari a voi 
D’ ira acceso e di furor. 
Guai a’ rei da noi graziati 
Che violar la fede ancor; 
Sian tre volte abbominati!! 
Coro Per salvar la vita a lor 
Commettesti una viltà ! 
Che vuoi tu? 


RIE. La libertà! 
Vo’ sconfitto il giogo altier. 

BAR. Ciò già stava in tuo poter, 
Sol da te pendea la sorte. 

Coro Or pei rei dovrem cader, 


Morte! morte! trucidiam 
Quell’ ignobile coorte! 
Parla, o Rienzi, e ti seguiam. 
RIE. (con emtusiastica ispirazione) 
Su, Romani! alziam le pugna, 
Spiri un soffio battaglier. 
Del leon s’inarchi 1’ ugna, 
Iddio guida i suoi guerrier. 
Su leviamo le bandiere 
Per la guerra dell’ onor 
Combattiam! le nostre schiere 
Son le schiere del Signor. 
Bar, Cecco, Coro 
Su, Romani! alziam le pugna, 
Spiri un soffio battaglier. 
Del leon s’inarchi ) ugna, 
Iddio guida i suoi guerrier. 
Su! leviamo le bandiere 
Per la guerra dell’ onor. 
Combattiam! le nostre schiere 
Son le schiere del Signor. 


(Tutti escono al grido d all’armi! St ode battere il tamburo) 


28 

ADR. (entrando) 
O giusto Iddio! - Quale tremendo vero! 
La plebe a guerra va, corre al massacro! 
Me sventurato! ah! mi ricopra il suol. 
Non v’ ha dolore che somigli al mio. 
Che mi dannò a quest’ orrido destino ? 
Rienzi, o sciagurato, un fato atroce 
Gettavi tu su questo afflitto capo! 


(sî lascia cadere abbattuto su d’una colonna rovesciata) 


Ira e amor m’ardon le vene, 
Esitante geme il cor, 
Su di te, o fratel d’ Irene, 
E sul vecchio genitor. 
Nel suo fiore inaridita 
E ogni speme ed ogni fè. 
No, per me non v'è più vita, 
Non v? è gioia più per me. 
Giovanetto, il mio cammino 
Già s’ oscura in mezzo al duo], 
Sul mio fànebre mattino 
Più non brilla il gaio sol, 


(Sé odono ancora i rintocchi della campana) 


Dove son? che far degg’ io? 
Una squilla. - E tardi. O Dio! 
Sì. Mi resta un fato solo. 
Con accenti di pietà 
Vo’ placar l’ ira paterna, 
E l'angoscia del figliuolo 
Forse il padre ascolterà, 
E per me pace fraterna 
Oggi in Roma sorgerà. 
Dio del mesto e del fedel 
La mia prece ascolta pio; 
Porgi aiuto tu dal ciel 
Sovra il santo ufficio mio. 


(esce correndo) 


29 
(Segnali querreschi di tamburri e di trombe. Tutti + cittadini 
di Roma stanno sotto le armi. Donne, fanciulli, vecchi, 
preti e monache scortano il popolo armato. Rienzi in ar- 
matura scende da cavallo, Irene lo accompagna. I Senatori 
a piedi, Cecco e. Baroncelli chiudono il corteggio armati.) 


Ris. È giunto il dì - l’ora scoccò. 
Su! vendichiam - il disonor. 
La schiatta vil - che trionfò, 
Disperdi, o Dio - vendicator. 
Ogni assassin - dovrà cader. 
Ergiamo al ciel - l’’ inno guerrier. 


Santo Spirito cavaliere! 


Inno di Guerra 


Fratelli, su! di Roma alla difesa! 
Maledizione e morte al traditor. 
Abbominato in terra sia chi ha lesa 
La fede della patria e dell’onor. 

S’alzi di trombe e di tamburri un tuon; 
Rimbombi Roma, il mondo, il cielo, il mar. 
Bandiere al vento! e di quest’ inno al suon 
Schiere e legioni andiamo a trionfar. 


Santo Spirito cavaliere! 


(Mentre che Rienzi dà il segnale della marcia. Adriano corre 
in scena anelante e gli sbarra la via) 


ADR. Fermi, olà! cessi il furor. 
Odi o Rienzi, un detto ancor. 
Rik. Sciagurato, e che vuoi dir? 
ADR. Cessi Iddio l’ ira crudel, 
Tempo è ancor. T° ispiri il ciel. 
RIE. Pria ch’ io ceda al tuo voler 
Tutta Roma ha da cader. 
ADR. Prima schiacciami co’ piè! 


Vuoi vendetta? uccidi me! 


30) 


RIE. Sei demente, sul cammino 
Non opporti del destino. 
ADR. O destin, m’affido a te. 


(Ad un segno di Rienzi, l’intiera armata del popolo si mette 
in marcia e abbandona la scena cantando il secondo ritor- 
nello dell’ ) 

Inno di Guerra 
Coro Fratelli, su! la pugna si ridesti 
Per la pace degli avoli e dei figli. 
Scendan su noi gli arcangeli celesti, 
E ci salvin nell’ora dei perigli. 

S alzi di trombe e di tamburi un suon, 
Rimbombi Roma, il mondo, il cielo, il mar, 
Bandiere al vento! e di quest’ inno al suon 
Schiere e legioni andiamo a trionfar. 


Santo Spirito cavaliere! (*) 


(I preti ed i monaci hanno accompagnato i querrieri. Irene, 
Adriano e le donne rimangono indietro) 


Fine dell'Atto Terzo. 





(*) Questo verso esiste tal quale nel testo tedesco di R, Wagner. A, 


» B. 


ATPO: QUARTO 


Piazza del Laterano. Nel fondo il portale della chiesa. 


BAR. 
Coro 
BAR. 


CoRrO 


CECCO 
BAR. 


CECCO 


BAR. 


CORO 
BAR. 


(ORO 


E notte. 


Baroncelli s imbatte in alcuni Borghesi 


avvolti ne’ loro mantelli, 


Chi è quell’uom che qui passò ? 


Niun fra noi lo ravvisò. 
Il tedesco ambasciatore 
Partirà da Roma. 

Il vuol 
Il novello Imperator. 


Cecco con alcuni Borghesi. 


Come? voi! Su questo suol 
State ancora? 

Già tu sai 
Della patria i nuovi guai ? 
Ci abbandonan gli inviati. 
Del Tribun misfatto egli è. 
Ai teutonici alleati 
Ei voleva imporre un re. 
Nostro è il danno. Colla Chiesa 
Una trama Rienzi ordì. 
Qual mai resta a noi difesa? 


Nulla. E ciò che mi pesa 
È il legato che partì. 
Come! ciel! partì il legato? 


32 
BAR. Sì. Colonna aveva giurato 
Protezion fedele e forte 
All altar pontifical, 
Se a lui lieta era la sorte. 


CECCO Ma in battaglia egli ebbe morte. 
BAR. Ma più fiera e più fatal 

Fu la strage dei fratelli. 
Coro O massacro! o mio terror! 
BAR. Voi credeste ingenua e pia 


Del Tribuno la virtù. 
Ma il Tribuno ci tradìa. 


Coro Ci tradìa? che parli tu? 


BAR. Egli i Patrizi astutamente adesca, 
La sorella di Rienzo ama Adriano, 
E Rienzi a favorir l’ oscena tresca 
Stende a Golonna la perfida mano. 
{oro Ed a morte il popol va! 
Guai per lui se dici il vero. 
Testimonio a noi tu dà. 


(Entra Adriano coperto da un ampio mantello) 


ADR. A voi m’offro testimon. 
CECCO Chi sei tu? 
ADR. (smascherandosi)  Golonna io son. 


O del padre augusto nome, 
Tu mi sei maledizion. 
Spettro fier dell’ irte chiome, 
Non negarmi il tuo perdon. 
Il mio brando è sguainato 
Fin che tu sii vendicato! 
Genti! sì, sono Adriano! 

Il Tribuno ha da cader. 
Ei violava il suo poter. 
Genti! All’ erta! armiam la mano 
Sta su noi 1’ Imperator. 


dò 


BAR., CECCO e Coro 


ADR. 


Coro 


CECCO 


BAR. 


ADR. 
TUTTI 


Sciagurato traditor ! 


Sulla plebe egli salì 
Poi gittolla al disonor. 
Morte a Rienzi! 

Morte! sì! 
Il mio ferro il colpirà. 
La sua infamia ei sconterà. 


(spunta V’alba) 


Or gia il ciel si fa men bruno, 
Evochiam l’ antico ardir. 

Colle feste il fier Tribuno 

Tenta il popolo assopir. 

Un cortéo pontificale 

Oggi inneggia all’ uom sleale. 
Quell’ osanna è un’anatema ! 
Questa è a Rienzi l’ ora estrema. 


(Tutti sì rivolgono verso lu porta della Chiesa allorchè s' a- 
vanza e si dirige verso il Laterano un silenzioso corteo 
di preti e monaci, Raimondo li precede.) 


BAR. 
Coro 
CECCO 
BAR. 
Coro 
CECCO 


ADR. 


Vedi là? 

Sì, il Cardinale. 
Che! il legato! empietà ! 
Egli il salmo intuonerà. 
Sta per Rienzi il Papa. 

Spente 
Son nostr’ alme! è onnipotente 
La Chiesa. 
O grande Iddio! 

Voi tornate a disperare? 
Sui gradini dell’Altare 
Ei morrà pel braccio mio. 


(Adriano si pone în agguato dietro le porte della Chiesa) 


54 
CECCO Il cortéo s’appressa già. 
Ci appostiam tranquilli qua. 


(Tutti è congiurati si appostano all’ ingresso della Chiesa e 
ingombrano il pianerottolo. Un festoso corteo entra in scena 
e muove verso il Laterano. Rienzi pomposamente vestito 
conducendo Irene per mano, egli si arresta alla vista dei 
congiurati i quali hanno l'aspetto di contenderglì l'ingresso) 


Rie. (fissando severamente i congiurati) 


Qui appostati? e perchè mai 
Non nel tempio ad adorar? 


ADR. Ciel! d’ Irene i dolci rai 
Mi disarman dell’ acciar. 
RIE. Voi vedeste in mezzo ai lai 


I fratelli agonizzar. 

Ma anche quei fur stesi al suolo 
Che d’ infamia ci copriro. 

Già nel funebre lenzuolo 
Dormon quei che ci tradîro. 

Io per voi sfidai 1’ orrore 

Della morte e offersi il cuore. 
Ieri ancor giuraste a me 
Sommission, amore e fè. 


(I congiurati rimangono scossi ed esprimono con umili atteg- 
giamenti la loro vergogna) 


RIE. (irrompendo con entusiasmo) 


Si trionfò ! Sul vostro crine io posi 
L’aureola della forza e dell’ onore. 
Dunque in vincolo d’ amore 
Vi stringete or tutti qua. 

Dio, in cui pongo il mio riposo, 
Dio con me sempre starà. 


(I congiurati agitano è cappelli acclamando Rienzi e con 
profondo rispetto gli sgombrano l'ingresso alla Chiesa) 


Coro Evviva il gran Tribuno! 


qu 
DO) 


ADR. Ah! vili schiavi! 
Solo io farò d’inanzi a Irene il colpo! 


(Adriano fa un gesto come per ghermire il pugnale, Rienzi 
sta per varcare la soglia del Laterano allorchè sode ve- 
mire dall’ interno un funereo canto) 


CANTO DEI MONACI 
Vae, vae, tibi maledico! 
Jam te justus euse stricto 
Vindex manet angelus. 
Vae, spem nullam maledictus 
Foveat, Gehennae rictus 
Jamjam hischit flammens! 


KE. (retrocedendo inorridito) 


Quale orror! maledizion ! 
Coro Lo spaventa il cupo suon ! 


(Rienzi ricomposto fa un cenno al corteo di riordinarsi e si 
avvia di nuovo; ma quando è giunto al portale esce Rai- 
mondo circondato da preti e monaci) 


. 


RAI. Fuggi dal sacro tetto 
Sacrilego, reietto. 
Chi resta a te fedel 
Dannato sia dal ciel. 
PoPOLO Fuggiam dal maledetto ! 


(Ji popolo fugge da Rienzi) 

(Le porte del Laterano si sono chiuse con violenza ed è ap- 
pesa al portale la bolia della scomunica. Rienzi atterrito 
fugge nel mezzo della scena e rimane assorto e turbato. 
Irene gli si pone d’accanto. Tutta la scena si è vuotata 


di popolo. IL canto di maledizione tace. Adriano sì avvi- 
cina ad Irene e gli mormora all’ orecchio) 


ADR. Vien, fuggiam da qui lontano, 
Vien col misero Adriano. 
IRE. Ciel! che parli? tu qui se’! 


ADR. 


IRE. 


ADR. 


IRE. 


ADR. 


RIE. 


Arde il suol sotto ai miei piè! 
Mi sussulta il cor tremante, 
Fuggi, vien; sono 1’ amante ! 
Col fratel qui ferma aspetto. 
Tuo fratello è maledetto, 

Dal suo popolo e da Dio 

Lo abbandona al fato rio. 
Fuggi il tetto del rubello. 
Mio fratello! mio fratello! 


(corre al petto di Rienzi) 
Rienzi! Rienzi! sul mio petto. 
Io soccombo dal dolor. (esce) 
Resta a me una patria ancor ! 


(5c08s0 dal suo abbattimento sente Irene che lo abbraccia e 


commosso lo guarda. Rimangono assorti in un lungo am- 
plesso mentre risuona ancora il canto di maledizione.) 


CANTO DEI MONACI 


Vae, vae, tibi maledico! 


Jam te justus euse stricto 
Vindex manet angelus, 

Vae, spem nullam maledictus 
Foveat, Gehennae rictus 
Jam jam hischit fammens ! 


(il sipario cala lentamente) 


Fine dell'Atto Quarto. 


ATTO QUINTO 


ALTEC IS 


Un portico nel Campidoglio. 


Etiemzi solo ed orante. 


Rie. O padre santo - guarda quaggiù. 
Vedi il mio pianto - m’aiuta tu. 
Dalla rovina - ci salvi ancor 
La tua divina - mano, o Signor. 
Tu avvalorasti - l’ animo mio, 
Con me pugnasti - possente Iddio. 
Fiaccasti il volo - dei maledetti, 
Francasti il suolo - dei poveretti. 
Sull’ umil scoria - del tapinel 
Scese una gloria - degna del ciel. 
O Padre santo - guarda quaggiù, 
Vedi il mio pianto - m’aiuta tu.. (esce) 


{Irene entra dalla destra, Adriano colla spada squainata 
accorre dalla sinistra) 


ADR. Qui tu Irene? premi il suolo 
Maledetto dal Signore. 

IRE. Sciagurato, nel mio cuore 
Scagli ancor novello duolo? 
Vanne. 

ADR. È folle il tuo dolore. 


Hai l'abisso sotto ai piò. 

Io ti salvo! vien con me. 
IRE. No, col grande eroe romano 

Viver vo’ nella virtù. 

E tu fuggi, va, lontano, 

Adrian, non t'amo più. 


38 
ADR. (lasciando cadere la spada) 


Ah! fanciulla, non è amore, 
E delirio, passion, 
Che per te mi rode il core! 
Vedi, io cado ginocchion ! 
Fede eterna, Irene, il sai, 
Mi giurasti e ti giurai. 
Tuo fratello è maledetto 
Dal suo popolo e da Dio. 
Di mia man tessei la trama, 
Di mia man temprai la lama, 
Contro i giorni del rubel. 
Or se il giuro è sacro e forte 
Tu vedrai colla mia morte, 
Tu vedrai s’ io son fedel. 


IRE. (svincolandosi da Adriano) 

Ferma, o vil! libera io son. 
ADR. Nell’ eterna dannazion 

La mia man ti giungerà. 


(annichilito, dopo una pausa si scuote. Esce precipitoso) 


La scena si muta. — La piazza del Campidoglio. Masse di 
popolo con fiaccole accese. Baroncelli, Cecco. 


Coro DI PoPoLo 


Qui veniam! le faci a terra! 
Deponiam pietre e ritorte. 
La vendetta or già t’ afferra, 
Rienzi è il dì della tua morte. 
Su! si compia il sacro detto. 


(Rienzi in armatura e col capo scoperto sì mostra ad un 
verone del Campidoglio) 


Egli è quì! Oh! maledetto! 


34 
RIE. O dolor! Povera Italia! 
Sempre in guerra e sempre doma ! 
Pera ed arda tutta Roma 
E il suo popolo crudel! 


(L'incendio divora il Campidoglio si vedono Rienzi ed Irene 
abbracciati in mezzo alle fiamme attraverso il verone. Il 
popolo scaglia a loro delle pietre) 


Coro Morte a Rienzi! Dannazione ! 
Guerra! incendio! distruzione! 


(Adriano entra alla testa dei Nobili, vede Irene fra le fiamme 
e corre a lei) 


ADR. Fra le fiamme io corro a te! 


(Il Campidoglio precipita con orribile fracasso, e seppellisce 
sotto le marcerie Rienzi, Adriano ed Irene. I Nobili si 
slanciano contro il popolo) 


BE LNS 


PARIS 
sar, 
pori 
SI ri 
LL